I Branches: recensione a cura di Frank Given


I Branches sono dei ‘rami’, sono delle estensioni di radici piantate nel sound anni 80.

Una delle band messinesi predilette sia musicalmente che umanamente. Dopo “Distance” loro primo album abbastanza assorbito ed il quale non vi nascondo di dire, ha segnato il mio percorso musicale, influenzandolo e conferendogli la “retta via”, la band sta lavorando ad un nuovo album,

sarà composto presumibilmente da 7 pezzi. Le differenze dal precedente non riguardano particolarmente il sound in sè. Se “Distance” è la proiezione di un percorso abbastanza lungo della vita (infatti è stato realizzato in un lungo periodo di tempo), questo nuovo disco “di cui ancora non so il nome” dice sorridendo Enrico), rappresenta quello che siamo noi in questo specifico momento.

Se Distance rappresenta il lungo passaggio dall’adolescenza alla maturità dei componenti, il nuovo album è invece un punto fermo ed una riflessione su “quello siamo adesso senza troppe paranoie musicali”.

E’ molto facile parlarvi di loro, farveli scoprire, mentre ascolto il loro lavoro “DISTANCE”.

La chitarra trema, le tastiere e synth accarezzano il fruitore, il basso, la drum machine e la batteria sono la culla, la voce conferisce armonia.

I componenti del gruppo sono da sinistra:

Enrico Russo (guitar-voice)

Giovanni Scuderi (bass)

Francesco Forestiere (keyboards-synth)

Giampiero De francesco (drum-drummachine)

tra le loro influenze musicali spiccano gruppi come the cure, bauhaus, joy division, dead can dance, the sound, prediligendo il sound più cupo della new wave. Fondamentale nella produzione dei Branches è la cura delle atmosfere, che si instaurano in uno spazio che da musicale diventa concreto trascinando l’ascoltatore in un mondo nuovo prodotto da visioni e colori come in “My time is falling out”. “Distance” è una sorta di diario dei misteri, segreto, intimo, il filo conduttore tra le 10 tracce anzi “11”… è il disagio, il malessere interiore, (malessere percepito nelle sonorità del gruppo), malessere che ricerca una luce nel buio, per mutarsi, evolversi in ballate dove poter trovare una simbiosi con se stessi come in “Show me your face”, la spirituale “Mice”, la romantica e avvolgente “No direction”, la meditativa “the lure”, ogni traccia racconta di se in un crescendo che diventa “esperienza vissuta” da assorbire e fare propria.

Se volete essere assorbiti dal sound dei Branches ed innamorarvi delle loro sonorità, vi consiglio di ascoltare i loro brani sul myspace ufficiale della band e perché no… acquistare il loro cd!

Grazie per l’attenzione, un saluto vostro Frank Given, m19radio program!

http://www.myspace.com/branchesmessina

 

 

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