ADDIO A RAY MANZAREK, CO-FONDATORE DEI DOORS


Era malato da tempo, fondò la band assieme a Jim Morrison

Ray+Manzarek+The+Doors+Rock+n+CyclesSe n’è andato nella notte il co-fondatore e tastierista dei Doors Ray Manzarek: aveva 74 anni e da tempo era malato di una rara forma di cancro al dotto biliare. Il decesso è avvenuto a Rosenheim, in Germania, dove si stava curando. La scorsa estate, a malattia già avanzata, aveva girato il mondo con l’amico di sempre Robby Krieger, passando anche dalle nostre parti:

“Sono profondamente scosso dalla notizia della morte di Ray, mio amico e mio collega”, ha detto proprio il chitarrista in una dichiarazione alla stampa. “Sono solo felice di essere stato in grado di suonare le canzoni dei Doors con lui ancora negli ultimi dieci anni. Ray è stato una parte importantissima della mia vita e mi mancherà”. Con il tastierista, Krieger aveva recuperato il marchio Doors a più riprese, ma la reunion più famosa e più chiacchierata era stata quella a inizio degli anni ’00, quando brevemente era stato coinvolto Stewart Copeland dei Police al posto dell’escluso batterista John Densmore, in polemica (e poi in causa) con gli altri ex compagni. Anche Densmore nelle scorse ore ha voluto dedicare un pensiero a Ray:

Non esisteva al mondo un tastierista più in grado di sostenere le parole di Jim Morrison. Ray, dal punto di vista musicale mi sentivo completamente in sincronia con te. Era come se avessimo un solo cervello, che teneva insieme le fondamenta sulle quali Robby e Jim potevano galleggiare. Mi mancherà il mio fratello musicale.

Dopo il gigante Jim Morrison, Manzarek era effettivamente il più magnetico e visibile dei quattro Doors: merito non solo della sua personalità ma anche dello stile adottato fuori e sul palco, dove la sua figura solitaria ma scatenata all’organo spiccava in maniera decisa. Era stato anche il più incline alle esplorazioni musicali: la discussa operazione Breakn’ A Sweat con Skrillex era in larghissima parte nata dalla sua curiosità verso la musica della generazione dei millennials e l’EDM in particolare. Solo pochi giorni fa era stata presentata, tra l’altro, la prima app ufficiale dedicata ai Doors: un’altra apertura verso il mondo dei nativi digitali.

Cresciuto a Chicago, Manzarek si era trasferito a Los Angeles nel 1962 per studiare cinema alla UCLA. A quel periodo risale il primo incontro con Jim Morrison, anche se i primi discorsi sulla possibilità di formare una band sono legati a un incontro fortuito su una spiaggia di Venice, sempre in California, ben tre anni dopo. Morrison in quell’occasione rivelò a Manzarek, allora nei Rick and the Ravens, che stava lavorando a della musica. “Ed ecco qua!”, scriveva nella sua biografia del 2002 Light My Fire. La mia vita con Jim Morrison.. “Uscì dalla sua bocca in maniera semplice e innocente, ma cambiò i nostri destini collettivi”.

Trovati velocemente un batterista in Densmore e un chitarrista in Krieger, che militavano insieme negli Psychedelic Rangers, i Doors cominciarono a suonare dal vivo nell’area di Los Angeles prima di registrare, circa un anno dopo, il loro debutto per la Elektra Records: “Sapevamo”, amava raccontare Manzarek, “che una volta che la gente ci avesse ascoltato, saremmo stati inarrestabili”. Famosamente, non avendo i Doors un bassista, Manzarek forniva quei suoni suonando le parti di basso con una mano sul suo Fender Rhodes, diventato sinonimo di “sound doorsiano”. Manzarek però suonava anche un organo Vox Continental, il cui suono può essere ascoltato nella celebre intro di Light My Fire, per esempio.

Dopo la fine di Morrison nel 1971 Manzarek era rimasto molto impegnato: una carriera da solista, il ruolo di produttore per gli X e le collaborazioni in particolare con Iggy Pop ed Echo and the Bunnymen. Per la Academy dei Grammy Awards, Manzarek “e i suoi compagni hanno cementato il loro posto nella storia della musica come una delle band più originali e più importanti della nostra epoca. L’industria musicale ha perduto un protagonista leggendario e appassionato, e la sua eredità continuerà a ispirare e a intrigare gli artisti delle prossime generazioni”.

(Fonte: RollingStoneMagazine)

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